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Verdi Grüne Vërc

Referendum zur Justizreform: Demokratie braucht Beteiligung

Am 22. und 23. März 2026 stimmen wir über die Reform der Justiz ab. Unser Appell ist klar: Geht wählen! Denn wählen heißt, Demokratie direkt zu leben. Für uns als Südtiroler Grüne ist das ein zentraler Wert und zugleich ein Maßstab dafür, wie lebendig eine Demokratie ist. Wo Menschen sich beteiligen, ist sie stark. Wo sie fernbleiben, wird sie geschwächt.

„Auch in Südtirol gibt es Kräfte, die keine klare Position beziehen. Wir halten das für falsch. Demokratie kann man nicht von außen beobachten, man muss sie leben. Deshalb rufen wir alle dazu auf, wählen zu gehen und dies mit Überzeugung zu tun. Wir sagen klar NEIN zu einer Reform, die zu viele offene Fragen lässt und die eigentlichen Probleme der Justiz nicht löst“, sagt Luca Bertolini, Co-Sprecher der Verdi Grüne Vërc.

Die Reform greift tief in das Justizsystem ein. Sie sieht unter anderem vor, die Laufbahnen von Richter:innen und Staatsanwält:innen von Anfang an zu trennen, die Selbstverwaltung der Justiz neu zu ordnen und ein zusätzliches Disziplinargericht einzuführen. Das sind weitreichende Eingriffe, die das Gleichgewicht des Systems verändern und die Unabhängigkeit der Justiz schwächt.

Gleichzeitig bleiben die zentralen Probleme ungelöst: Verfahren dauern weiterhin zu lange, es fehlt an Personal und die Digitalisierung hinkt hinterher. Statt diese Missstände anzugehen, schafft die Reform neue Strukturen, bläht die Bürokratie auf und treibt die Kosten in die Höhe. Mechanismen wie Losverfahren wirken dabei nicht wie Lösungen, sondern wie ein Risiko, das fachliche Kriterien untergräbt und zusätzlichen Spielraum für politische Einflussnahme öffnet.

Der 22. und 23. März ist deshalb mehr als ein Wahltermin. Es ist ein Moment demokratischer Verantwortung, der uns alle betrifft. Wer zur Abstimmung geht, stärkt unsere Demokratie ganz konkret. Für uns ist klar: Wir sagen NEIN zu dieser Reform, weil sie die wirklichen Probleme nicht löst und ein grundlegendes Prinzip unseres Rechtsstaates gefährdet – die Gewaltenteilung.

 

Referendum sulla riforma della magistratura: un esercizio di democrazia

In vista del referendum costituzionale sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo 2026, rivolgiamo un appello chiaro: andare a votare è fondamentale. La partecipazione al voto è democrazia diretta. È un valore che noi Verdi  Grüne Vërcs sosteniamo da sempre e rappresenta, senza ambiguità, lo stato di salute di una democrazia. Quando le persone partecipano, la democrazia è viva. Quando si diserta il voto, si indebolisce.

“In Alto Adige c’è chi sceglie di non esprimersi. Noi, come Verdi Grüne Vërc, riteniamo questa posizione sia profondamente sbagliata. La democrazia non si osserva da fuori: si pratica. Per questo invitiamo tutte e tutti ad andare a votare e a farlo con convinzione. Noi diciamo chiaramente NO a una riforma che presenta troppe zone d’ombra e che non affronta i problemi reali della giustizia”, afferma Luca Bertolini, co-portavoce dei Verdi Grüne Vërc.

Nel merito, la riforma interviene su aspetti profondi dell’ordinamento giudiziario, come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri fin dall’inizio, un non-problema che riguarda un numero irrisorio di persone, la divisione dell’autogoverno della magistratura e l’istituzione di un nuovo tribunale disciplinare, dai contorni non ben definiti. Si tratta di scelte che rischiano di alterare l’equilibrio complessivo del sistema e di indebolire l’indipendenza della magistratura, senza però incidere sui problemi concreti che cittadini e cittadine vivono ogni giorno. Restano infatti irrisolti i nodi più evidenti della giustizia italiana: la lunghezza dei processi, la carenza di personale e i ritardi nella digitalizzazione. Al contrario, si introducono meccanismi come il sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno e nuove strutture che rischiano di aumentare i costi e la burocrazia, aprendo allo stesso tempo spazi a possibili influenze politiche. Il 22 e 23 marzo non è solo una scadenza elettorale, ma un momento di partecipazione che riguarda tutte e tutti: un gesto che tiene insieme Costituzione e vita quotidiana, istituzioni e piazza. È lì che la democrazia prende forma, nella scelta concreta di partecipare. E per noi, oggi, questa scelta significa anche esprimere un NO convinto a questa riforma che apre prospettive preoccupanti che rischiano di minare il principio fondamentale del nostro ordinamento che è la separazione dei poteri.